Inizia a montare il clima elettorale e lo sentiamo, come tutti, anche nella redazione di Tracce di Studio. Ne parleremo anche noi di queste elezioni; alla fine studiare è anche un'attività politica, quantomeno propedeutica alla politica, ed i voti degli studenti fanno gola a tutti i partiti.
La questione democratica resta, secondo me, il nucleo centrale della scelta di voto. L'Europa si vuole e si vede democratica. La democraticità italiana è stata posta in questione ed è una questione che si pone.
La domanda che fa da titolo al post non è più una domanda. E' un ritornello, una cantilena ossessiva. Ogni volta che viene sfiorato il tema della democrazia in Italia e della democraticità di Berlusconi la cantilena ricomincia. Viene usata come una mazza, un'arma contundente. "Anche se a voi non piace, la (stra)grande maggioranza degli italiani ha votato Berlusconi. Pensate piuttosto a come prendere voti e non a Berlusconi"
Questa è la linea politica maggioritaria: schiacciare la democrazia sul voto. Se si vota c'è democrazia, se non si vota non c'è. Tutto si riduce ad una questione binaria, spensierata, da computer. Voto sì/ voto no, democrazia sì/ democrazia no.
Ma è vero che la democrazia è il voto? E' l'esito del voto o il diritto di votare? Democrazia è il potere di chi ha ottenuto più voti?
Eppure la parola ci dice tutt'altro. La democrazia si racconta come "forza del popolo", e la nostra costituzione prosegue in questo racconto: "la sovranità è popolare". Questo è il racconto antico di una etimologia, che però ci lega ad un ordine di significati in cui il voto è solo una parte, e parte forse inessenziale.
Proveremo a tirar fuori da questa parola la sua dignità e le sue ambiguità. Provando ad arrivare a ciò che ci interessa. Cosa è democrazia? (e dov'è la risposta?)Berlusconi è democratico? E la risposta è nei fatti. Bisogna, o è giusto, difendere la democrazia in Italia? E la risposta è nelle scelte. Cosa ne pensano i ragazzi e cosa ne pensate, studenti?



