Informativa Cookie

Teatro significa occuparsi di umanità. Intervista alla performer Stefania Piccolo

Una vita passata nel teatro. Stefania Piccolo, performer, insegnante, direttrice artistica, racconta in questa intervista il suo rapporto con il teatro ripercorrendo alcune tappe fondamentali della sua formazione e attività artistica.

Un teatro – quello che emerge dalle parole di Stefania – lontano dall’atmosfera imbellettata delle prime di cartello, vicino a chi cerca di portare la bellezza laddove non passa il sole.

Stefania Piccolo - Birds Canticum
Immagine presa dall’archivio di Officinae Efesti

Partiamo dall’inizio. Hai una formazione filosofica. Sono curioso di sapere quanto questi studi hanno influenzato il tuo percorso professionale successivo che, pur molto articolato, mi sembra si sia avvicinato più all’arte che alla filosofia.

Sì, i miei percorsi di studi sono filosofici, ma in realtà mi occupavo già di arte a 20 anni mentre studiavo alla Facoltà di Filosofia alla Federico II di Napoli. Tra l’altro, all’epoca, si poteva scegliere il percorso in maniera tematica e io scelsi il ramo filosofico-artistico-letterario sostenendo esami di Estetica, di Storia del Teatro e di Letteratura Teatrale.
La mia tesi fu una ricerca sull’organicità dal titolo: “L’arte del teatro. Organicità-verità-trascendenza” i cui relatori e correlatori furono il professore Giuseppe Ferraro della cattedra di Filosofia morale ed Ettore Massarese per la cattedra di Storia del Teatro moderno e contemporaneo.
Feci dialogare e mi interrogai sui nessi tra l’idea di arte che emerge nell’estetica kantiana e l’azione scenica nel Teatro organico di Stanislavskij, o addirittura “L’opera d’arte Vivente” in Hegel e in Adolphe Appia, fino a l’analisi sulla verità in Nietzsche e Antonin Artaud; per finire giunsi al discorso sulla “presenza”, l’essenza del corpo puro, facendo parlare Grotowski, che di filosofia ne sapeva tanto e i cui princìpi di Gurdjieff, filosofo danzatore degli inizi del Novecento, hanno influenzato la sua pratica.

Per cui, per rispondere alla tua domanda, penso che per occuparsi di arte, bisogna avere una buona conoscenza del pensiero e credo di non aver sbagliato percorso.

Sin dai primi anni di studio hai esplorato in vari modi il mondo del teatro. Docente di laboratori, performer, coordinatrice, direttrice artistica, ideatrice di spettacoli teatrali…La tua esperienza in questo campo è davvero profonda e variegata. Cosa significa per te il teatro?

Il teatro per me significa occuparsi di umanità, è una questione politica nel senso etimologico del termine, ovvero di prendersi cura dei cittadini, degli uomini, di quella che possiamo chiamare “comunità”.
Da circa 18 anni, dunque, la questione politica del rapporto fra la finzione teatrale e la realtà è diventata una competenza e un’urgenza antropologica per me: è quel fare finta nella verità che cerco di perseguire, insieme agli incontri veri con gli uomini, con le comunità.
Il teatro è per me un incontrarsi, è un benvenuto alle emozioni (come dicevo in un workshop di qualche anno fa, dal nome “welcomelab”) un dialogo tra corpi e culture di mille colori, un incontro ricco ogni volta di ogni suono o sguardo nuovo. Il teatro è un incontro tra corpi e tra uomini! Corpi che si incontrano nelle azioni sceniche, e che rispettano delle regole. Il teatro è per me un patto con la vita, è un invito all’immaginazione. E’ la poesia che si rende umana, ed è fra le arti la più idonea a parlare direttamente al cuore e alla sensibilità della collettività.
Se non ci fosse stato il Teatro, non avrei saputo fare altro. Il Teatro è tutta la mia vita. E come direbbe Arthur Miller: “il teatro è così infinitamente affascinante perché è così casuale. E’ come la vita”.

In che modo il tuo approccio al teatro si inserisce nel panorama culturale italiano?

Il mio modo di fare teatro non è un modo nuovo, ho solo fatto mio ciò che ho imparato da grandi pedagoghi e maestri dell’arte teatrale che ho incontrato nel mio percorso. Provo a donarmi e a restituire, a modo mio, tutti i percorsi artistici e le profondissime esperienze di vita degli ultimi 15 anni. I “Raffaelo Sanzio” ad esempio, nell’orientamento generale di tutte le opere, pur nelle loro profonde differenze, concepiscono il Teatro come Arte che raccoglie tutte le arti, dove la rappresentazione è completamente aperta verso tutti i sensi della percezione come in un sistema di forze. Io la penso come loro. Ogni volta che conduco dei laboratori dico sempre agli allievi: “Consideratevi come un’opera d’arte vivente. Il teatro è tutte le arti per cui fate le azioni e gli esercizi immaginando di dipingervi in un quadro, come se foste degli architetti, quindi attenzione agli spazi che occupate, come se foste degli scultori, per cui attenti a come usate i muscoli, come se dovesse fotografarvi, per cui siate nitidi nelle cose che fate; siate poetici, abbiate un ritmo preciso e danzate liberi come farfalle, come se nessuno vi stesse osservando”.

Nel panorama italiano quindi mi inserisco tra coloro che fanno della loro arte una ragione di vita e che non prescindono mai dal lavoro sull’uomo. Mi inserisco tra i cosiddetti antropologi del teatro (pure se è troppo per me affermarlo), tra i performer che continuano a credere che l’arte possa salvare il mondo! E tra coloro che cercano di navigare tra la filosofia epicurea del tutto scorre, i canti e le danze della mia anima, che porta con sé il bagaglio di maestri orientali, russi, francesi, italiani che mi risuonano dentro e che mi hanno insegnato ad essere umile e a donare tutto ciò che abbiamo dentro. Perché nulla è di nessuno. E la condivisione è la grande forza di questi tempi!

Nel 2003 hai fondato assieme ad Agostino Riitano e all’artista Francesca Capasso l’Associazione culturale Officinae Efesti. Come è nata questa idea?

L’idea è nata nel 2000: eravamo inizialmente in 7 e facevamo un laboratorio teatrale all’Università Federico II, alla Facoltà di Lettere e Filosofia. Tutti i pomeriggi, per un anno intero.
Costituimmo prima un gruppo, con cui facevamo spettacoli nelle chiese sconsacrate, nelle grotte, in luoghi non deputati al teatro.

Poi cominciammo a proporre maestri all’Università, con l’Associazione “Labor.Inti Federiciani”: con i contributi universitari facevamo venire dei maestri a insegnarci il teatro. La cosa andò benissimo. Nei laboratori che organizzavamo avevamo anche 50/100 studenti per volta.
Presto iniziammo a lavorare con i Teatri Stabili di Napoli (Teatro Nuovo, Galleria Toledo) e per essere totalmente indipendenti, Agostino, Francesca ed io il 10 gennaio del 2003 fondammo l’Associazione Culturale Officinae Efesti, di cui sono il Presidente. Da allora Agostino ed io lavoriamo ancora insieme, con tanta esperienza in più, e verso la fondazione, da semplice associazione culturale, ad impresa culturale a tutti gli effetti.
Con noi in squadra ora c’è Alessandra Magnacca, un’instancabile compagna di viaggio che è salita a bordo nel nostro happening per Erri De Luca, “NapolistaconErri” circa 3 anni fa.
Lavoriamo sempre ai margini, così come è sempre stato, cercando di portare la bellezza, con dei progetti artistici, laddove non passa il sole.

Oggi, Officinae Efesti si occupa di progettazione, produzione artistica e innovazione sociale attraverso l’arte, ma soprattutto si occupa dell’umanità che crea arte e da più di 15 anni “porta l’arte a casa loro”, nel cuore delle periferie, trasformando lo scetticismo, a volte anche il rifiuto dell’arte e della bellezza, in progetti concreti che arricchiscono e trasformano la vita di chi li accoglie, li vive, li realizza.
Ogni volta che finiscono i progetti che realizziamo, una scia lunga di serenità resta nelle persone che vi partecipano, compresi noi stessi, per un po’ di tempo. Restiamo appagati e pieni di tutta quella umanità che ci ha attraversato, ci restano impressi gli occhi e i sorrisi. Come un film ripercorriamo il progetto appena concluso nella memoria e ci rendiamo conto che abbiamo portato bellezza in luoghi ameni, abbiamo messo insieme energie e coinvolto comunità di uomini e donne di diverse età e provenienze culturali, abbiamo vissuto, per questo resta la scia per un bel po’. Ogni volta attraversiamo e ci facciamo attraversare dal Teatro del Mondo: questo accade perché proviamo ad essere autentici e veri in quello che facciamo.

In più occasioni ti sei occupata della promozione di eventi culturali. Mi interessa sapere cosa ne pensi del rapporto che può esserci tra produzione artistica/culturale e comunicazione.
Queste incursioni nel mondo della comunicazione che impatto hanno avuto sul tuo lavoro di docenza e ideazione di eventi culturali e artistici? Pensi che a livello professionale possa crearsi un circolo virtuoso nel passaggio dal lavoro culturale in senso organizzativo/creativo alla comunicazione o è meglio tenere separati questi due ambiti?

Da un po’ di anni mi occupo anche della comunicazione per la nostra pagina Facebook e per il nostro sito. Negli ultimi anni non abbiamo stampato più nemmeno una brochure e ai nostri eventi vengono centinaia di persone solo grazie alla comunicazione sui social. Per cui penso che non si possa prescindere. Ma la comunicazione deve sempre essere di un certo tipo, intendo dire di altissima qualità, sia nell’uso delle parole che nell’uso delle immagini. La comunicazione deve essere esteticamente bella, efficace, deve far immaginare, deve rappresentarci.
Ultimamente ho diretto una mini rassegna dal titolo “Una vita per il teatro” e per quanto riguarda la comunicazione ho spesso dei risultati soddisfacenti: in questo caso abbiamo raggiunto 81000 persone in soli 6 giorni di rassegna e abbiamo avuto di conseguenza sold out a tutti i nostri eventi. E questo la dice lunga.
I social network hanno cambiato il modo in cui intendiamo la comunicazione e hanno creato una sorta di nuovo codice che si va differenziando dai modelli generalmente riconosciuti. ll mondo dei social network è una realtà che, anche solo guardando ai numeri, non possiamo ignorare.
Non si può separare, a mio avviso, la parte organizzativa con quella della comunicazione, sono due ambiti che devono lavorare sempre a stretto contatto. Separarli crea spesso errori alle organizzazioni (non proprio professioniste) che fanno flop nella buona riuscita dei loro eventi.

Dall’8 al 10 giugno condurrai il workshop Birds Canticum. Di cosa si tratta?

Dall’8 al 10 giugno sarò a Prignano Cilento nell’azienda Piano dell’Anno di Celeste Bucci che ha accolto con amore e dedizione la mia proposta. Saremo in mezzo ad una vallata dove in inverno e in primavera i pastori vaganti portano le loro mucche al pascolo e a volte le mucche, sconfinano…
L’Azienda raccoglie e trasforma le olive e i fiori e le erbe selvatiche e le usa per realizzare prodotti per la cura del corpo e dell’anima; promuove un turismo rustico e naturale, passeggiate e percorsi nella natura, ospitalità rurale. Una struttura ecosostenibile che cerca di integrarsi con il ritmo naturale del paesaggio di cui fa parte.
In questo luogo incantevole, per ben 15 ore intensive, si terrà “BIRDS CANTICUM”. Che cos’è? E’ un workshop residenziale di ricerca sulla consapevolezza del corpo, movimenti fisici, azioni espressive corporee e accenni di teatro/danza e canto di 3 giorni a contatto con la natura e il canto degli uccelli; si ripeterà per almeno un ciclo di 3 incontri, uno al mese.
Il workshop intende sperimentare i linguaggi non verbali e la drammaturgia del corpo: partendo dall’ascolto e dall’allenamento di base dell’attore per la formazione di un vocabolario comune, si lavorerà alla composizione individuale e collettiva, allargando i confini della consapevolezza.
Incontrerò degli occhi. Amo entrare negli occhi degli altri. Osservo l’umanità come guarda, come cammina e come muove le mani e non mi stanco mai di mescolare anima e corpo, di fondere gli occhi con il tempio dello spirito. A volte gli occhi dicono più di mille parole, se si è esperti nel leggerli. E mi piace chi non distoglie lo sguardo, mentre cammini, parli e incroci per caso o per volontà la vita che scorre negli occhi. Se sai come usarle, le parole possono tanto. Se sai come usarli, gli occhi possono tutto. Si scelgono degli occhi, li prendi e provi a leggerli, come il più bello dei libri.

Bene Stefania, grazie davvero per la piacevole chiacchierata.

Buoni sguardi a tutti, grazie per avermi dato la possibilità di parlare di me e vi aspetto al Birds Canticum!

2 Commenti

Lascia un commento TDS Cancella risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.