Musei “digitali” al tempo del Coronavirus

In questo periodo la cultura viaggia moltissimo sul digitale.
La tecnologia – soprattutto in questo momento in cui la nostra vita è stata in gran parte rivoluzionata e la nostra quotidianità e il nostro “sentire” ha subito senza dubbio un cambiamento sia per quanto riguarda le modalità lavorative, sia per quanto riguarda la comunicazione, la condivisione, i rapporti sociali – ha assunto un aspetto piuttosto importante.
In questo momento di emergenza in cui la nostra vita si svolge per lo più tra le mura domestiche (e così deve essere, per il bene non solo personale, ma anche per quello dei nostri cari e di tutta la comunità), i contributi da parte di artisti, associazioni e ogni altro “attore di cultura” sono infatti molteplici.
Le iniziative non mancano, anzi in un certo senso in questi giorni abbondano in modo particolare. Un grande regalo da parte di molti che, se con la cultura e con l’arte dovrebbero viverci – sensibili a quanto sia importante a livello umano e sociale un loro contributo – non si sono fatti indietro e anzi utilizzano al meglio le potenzialità della rete per essere vicini a chi, come loro stessi, sono costretti all’isolamento.

In questo panorama, anche molte istituzioni e luoghi deputati alla cultura si sono resi disponibili e si sono in buona parte mobilitati per mettere in campo le loro competenze e risorse (purtroppo a volte limitate, più di quanto invece sia la buona volontà) per dare comunque accesso al pubblico – o almeno a quello degli internauti – ai loro luoghi fisici.
È il caso di molti musei, che in questo periodo di emergenza, non potendo accogliere fisicamente i visitatori, hanno aperto le loro porte virtuali tramite il web.
Alla chiusura forzata per l’emergenza Coronavirus, molti musei hanno infatti risposto creando veri e propri percorsi virtuali per permettere agli utenti della rete, tramite i loro siti, piattaforme apposite o i social network, di entrare nelle loro stanze e visitare le loro collezioni.

Ecco così, per esempio, il tour virtuale attraverso il Museo Egizio di Torino assieme al suo direttore Christian Greco; la possibilità di visitare, sempre tramite digitale, la Pinacoteca di Brera; videolaboratori a cui poter prendere parte grazie al Museo di Trento o al Museo Popoli e Culture di Milano; e ancora il Museo della Scienza di Milano; le iniziative al Castello di Rivoli; la Galleria degli Uffizi a Firenze; il Museo Madre di Napoli; il Maxxi e la Galleria Borghese della capitale; le presentazioni virtuali sui social dei capolavori conservati presso la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia e, sempre a Venezia, la Fondazione dei Musei Civici; le mostre già avviate e che hanno continuato a tenere le porte aperte sui propri account social, come quella allestita a Palazzo Bentivoglio di Bologna…

Da non dimenticare, inoltre, le oltre milleduecento collaborazioni di Google Arts and Culture tra i maggiori musei, gallerie e istituti in settanta diversi Paesi, che consentono di visitare le esposizioni più importanti e accedere a moltissimi contenuti. Tra i musei “visitabili” vogliamo ricordare, oltre a quelli già citati, i Musei Vaticani, il Museo Archeologico di Napoli, il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan Museum of Art di New York, la Sagrada Familia di Barcellona, il Van Gogh Museum di Amsterdam, il Museo d’Orsay di Parigi.
Insomma, una grande offerta che, seppur usufruibile non dal vivo ma da remoto, seduti davanti al proprio pc o comodamente sul divano con i nostri dispositivi digitali, ci può accompagnare in modo piacevole e interessante durante questo periodo in casa, senza farci dimenticare la forza e la potenza che la cultura ha e ha sempre avuto sia a livello personale che sociale.

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