Le difficoltà del settore cultura durante la pandemia

Difficile dire quale settore sia stato il più colpito dall’emergenza sanitaria a seguito del Covid-19, certo è che la pandemia ha messo in evidenza moltissime situazioni, in certi casi anche sommerse e poco conosciute, che stanno soffrendo delle restrizioni che si sono rese necessarie per affrontare il difficile momento che stiamo vivendo.

Uno degli ambiti che senza dubbio ha accusato grandi difficoltà è quello che riguarda il mondo della cultura e della creatività, che, a ben guardare, viveva una situazione critica già prima della pandemia.
Benché spesso il settore culturale venga piuttosto snobbato rispetto ad altri settori produttivi, c’è innanzitutto da dire che ha un discreto impatto dal punto di vista occupazionale e che è uno tra quelli che più creano introiti, coinvolgendo tra l’altro diversi altri settori economici.

mascherina pandemia

In questo momento, in cui le attività in presenza in luoghi fisici sono necessariamente penalizzate per poter dare un freno al contagio, è chiaro che questo ambito ne risenta in modo particolare.

Se è vero che i provvedimenti presi dal Governo hanno interessato in un certo qual modo anche coloro che operano nel settore culturale e creativo, è anche vero che questo è rimasto ai margini rispetto agli aiuti concessi in questo momento, e di sicuro le difficoltà provate da chi vi lavora sono state prese in considerazione solo in un secondo momento e solo in seguito a ovvie richieste di attenzione da parte degli interessati.

Il paradosso è piuttosto evidente: viviamo in un Paese ricchissimo di cultura, ma questa è davvero poco considerata e spesso mal valorizzata.

Senza considerare, poi, che quello culturale è un reparto strettamente collegato ad altri – quello turistico, soprattutto – in quanto basato su eventi e attività che si svolgono in luoghi fisici e che hanno generalmente necessità di un pubblico.

Cinema, teatri, festival, mostre, arti performative in genere e molte tipologie di eventi dal vivo, comprese le attività legate all’editoria, soprattutto quando le entrate sono fortemente condizionate – come nel caso delle piccole case editrici – a presentazioni di opere e autori: aree che già evidenziavano punti deboli e fragilità che sono rimaste grandemente colpite e non vedono – come invece altri settori – efficaci alternative che possano supplire all’impossibilità di lavorare in presenza.

Un grande calo delle entrate, ovviamente, e anche difficoltà a trovare modalità alternative di proseguire nel proprio lavoro, se non per quelle strutture che erano già organizzate con attività culturali online.

Da aggiungere, inoltre, che il mondo culturale e creativo è fatto di una gran varietà di figure, molte delle quali lontane o ai margini delle grandi imprese che sono più facilmente oggetto di aiuti economici.
Figure che, seppur essenziali per la cultura, da noi, in Italia, da sempre devono combattere con leggi e diritti che non le prendono nella dovuta considerazione o che, comunque, non operando in imprese che hanno un consistente impatto economico o avendo forme di occupazione atipiche o intermittenti, non vengono adeguatamente sostenute. E tutto ciò, già prima della pandemia.

Il fatto è che, per chi si occupa di cultura e di creatività, questo difficile momento è anche permeato dalla consapevolezza che alle effettive difficoltà del momento seguirà senza meno un più o meno lungo periodo di grande incertezza e di altrettante difficoltà, che, oltretutto, si ripercuoterà su altri settori correlati.
Di qui, l’urgenza – ormai palese – di ripensare molte delle questioni legate all’ambito dell’arte, alla sua fruizione, alle figure che “fanno arte” e che generano introiti per le economie locali, per le città, per le regioni.

Un settore che, tra l’altro, ha avuto il merito, la costanza, la propositività, di impegnarsi in moltissime iniziative offerte sul web, di stringere collaborazioni, di lavorare in sinergia, che non si è fermato, e anzi ha saputo sfruttare al meglio le proprie risorse e di inventare nuovi canali di fruizione per raggiungere più pubblico possibile pur rispettando il necessario distanziamento sociale.

Un contributo notevole, in questi mesi anomali, alla quotidianità di tutti coloro che hanno vissuto e stanno vivendo difficoltà a seguito della pandemia.
Iniziative – vorrei sottolinearlo – offerte con molta generosità, spesso in modo gratuito, non con senza difficoltà, ma con grande forza di volontà, passione e grande professionalità, in un momento in cui di arte si è sentito un gran bisogno.

Un settore che soffriva già di lacune e carenze, che aveva già la necessità di affrontare problematiche anche dal punto di vista della regolamentazione occupazionale, e che solo la profonda convinzione che l’arte e la creatività siano un motore fondamentale per una società – e per un’economia – sembra sia infine riuscito – o almeno è da augurarselo – a farsi perlomeno ascoltare e del quale tutti noi abbiamo potuto, in un modo o in un altro, continuato a beneficiare.

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