Il concetto di “sviluppo sostenibile”: definizione, esempi e critiche

Di sviluppo sostenibile si sente parlare molto e in vari contesti, ma non sempre si ha ben chiaro il suo significato.
Innanzitutto è bene chiarire che il concetto di sostenibilità è stato introdotto nel 1972 nel corso della prima conferenza sull’ambiente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, ma che è solo successivamente che gli obiettivi di uno sviluppo sostenibile sono stati definiti con precisione.

Sotto l’aspetto dei contenuti ambientali, la sostenibilità riguarda la capacità di carico, le possibilità di autoregolazione, la resistenza e la resilienza che rendono stabile un ecosistema.
Un concetto che parte quindi da una visione ecologica, al quale, nel tempo, si è dato un significato più globale che oltre alla dimensione ambientale tenesse in considerazione anche quella economica e sociale.
Tre aspetti che devono andare di pari passo per garantire una condizione di benessere e di progresso.
Benessere che implica uno sviluppo sostenibile, ovvero l’adozione di azioni tese a perseguire una sostenibilità, sia che ci si riferisca a un aspetto globale, sia che ci si riferisca a specifici ambiti o luoghi. Ci si può infatti riferire per esempio anche a un turismo sostenibile, così come a un’agricoltura sostenibile o alla sostenibilità urbana.

Un concetto, quello di sviluppo sostenibile, che viene definito con precisione nella pubblicazione del rapporto “Our Common Future” da parte della Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente del 1987, comunemente conosciuto come “rapporto Bruntland”, dal nome della presidente della Commissione, e che, nello specifico, lo definisce come uno sviluppo “in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri”.

La conferenza ONU tenuta a Rio de Janeiro nel 1992 su ambiente e sviluppo e le successive conferenze mondiali promosse dalle Nazioni Unite hanno consolidato il concetto di sviluppo sostenibile. Si è infatti confermato il principio dello sviluppo sostenibile come fondato su questi tre fattori interdipendenti: tutela dell’ambiente, crescita economica e sviluppo sociale.

Un concetto che è stato posto come fondamento delle politiche e delle azioni dell’Unione Europea in materia ambientale, che è da considerare proprio come modello di sviluppo perché si possa garantire il benessere delle generazioni presenti e future e perché si possa vivere tutti in maniera dignitosa ed equa senza distruggere i sistemi naturali.

Uno sviluppo, quindi, che limiti l’intervento umano, il consumo delle risorse non rinnovabili e la produzione di rifiuti entro le capacità di carico dei sistemi naturali e le loro capacità rigenerative e indirizzi il progresso tecnologico soprattutto sull’efficienza piuttosto che sull’incremento del consumo di energia e di materie prime.

Se vogliamo parlare in termini pratici di sviluppo sostenibile, esempi ne sono l’incremento dell’utilizzo delle fonti rinnovabili quali l’energia solare, eolica, geotermica e idrica e il riciclo dei rifiuti.
Tutte azioni che hanno bisogno di essere favorite e sostenute a livello globale (e difatti gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030 sono ora definiti da un’Agenda sottoscritta nel 2015 da centonovantatré Paesi delle Nazioni Unite), ma il cui valore dovrebbe innanzitutto essere interiorizzato da ognuno di noi a livello personale ed esplicato nella vita di tutti i giorni con comportamenti sostenibili che non tengano conto solo della nostra permanenza sul pianeta, ma anche di quella delle generazioni future.

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