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Le principali riforme della scuola

riforme scuola

Nel corso del tempo il sistema scolastico italiano ha visto numerose riforme, a partire dall’obbligo scolastico introdotto nel 1860 con la Legge Casati che ha dapprima interessato il Regno di Sardegna per poi estendersi in tutta Italia, fino ad arrivare alla struttura scolastica che oggi conosciamo.
Un’istruzione gratuita, inizialmente obbligatoria solo per i primi due anni delle elementari, costituite allora da un ciclo di quattro anni, portato poi nel 1877 a cinque dalla Legge Coppino, con un’obbligatorietà di tre anni per contribuire a innalzare il tasso di alfabetizzazione.

A seguire, nel 1888 vengono introdotti nuovi programmi della scuola elementare (i cosiddetti “programmi Baccelli”), legati al nome del pedagogista Aristide Gabelli, con un insegnamento più legato al metodo intuitivo e sperimentale (“lezioni di cose”).

Le riforme di inizio Novecento

Il Novecento vedrà un’evoluzione davvero radicale del sistema scolastico italiano, partendo dalla Legge Orlando del 1904, che portò l’obbligo scolastico fino ai dodici anni, prevedendo anche un “corso popolare” (classi quinta e sesta) e obbligando i Comuni a istituire scuole almeno fino alla quarta classe e di sostenere gli alunni più poveri.

Nel 1905 vengono promulgati i “programmi Orestano”, con cui si mostra maggiore interesse per un approccio interdisciplinare e si migliorano i contenuti e la parte metodologica dell’insegnamento.
Sarà dal 1911, con la Legge Daneo-Credaro, che le scuole elementari, gestite fino a quel momento dai Comuni, diventeranno statali. I maestri iniziano a essere pagati dallo Stato, vengono fatti stanziamenti per l’edilizia scolastica, si attua l’alfabetizzazione di militari e carcerati, si potenziano le “scuole estive e festive” per adulti per combattere l’analfabetismo, si istituisce il “Patronato scolastico” per le famiglie con alunni più bisognosi.

La riforma Gentile e gli altri interventi del fascismo

Ciò apre la strada a una delle riforme più consistenti, ovvero la ben nota Riforma Gentile, promulgata nel 1923 sotto il Governo Mussolini, che concretizza la volontà di una scuola rigida ed elitaria. Essa sancisce l’obbligatorietà fino ai quattordici anni, rende obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica, crea scuole speciali per portatori di handicap, fa chiudere gli istituti scolastici nelle lingue delle comunità nazionali annesse all’Italia (tedesco, sloveno, croato), l’accesso alle università è consentito solo a chi ha conseguito la licenza liceale classica.

La struttura della scuola permarrà a lungo anche dopo il fascismo: scuola materna (della durata di tre anni); scuola elementare (cinque anni); scuola media o scuola media inferiore (tre anni), che apriva alla scuola superiore con il liceo classico (tre anni), il liceo scientifico (quattro anni) l’istituto tecnico, il conservatorio o istituto magistrale (di tre o quattro anni).

Successivamente, nel 1928, venne istituita una scuola di avviamento professionale, voluta dal ministro Belluzzo, che i ragazzi potevano frequentare dopo le elementari e che introduceva al mondo del lavoro e agli istituti tecnici.
Nel 1939 il ministro Bottai propone una “Carta della scuola”, rimasta più o meno inattuata, eccetto per l’istituzione, nel 1940, della scuola media di tre anni che unificava i corsi inferiori di licei, istituti tecnici e istituti magistrali, lasciando comunque attivo il canale dell’avviamento professionale.

Le riforme della scuola nel dopoguerra

Nel 1943 si vede iniziare un’opera di defascistizzazione della scuola elementare italiana ad opera delle forze alleate e nello specifico con il contributo del pedagogista statunitense Washburne e con i nuovi programmi proposti da Dewey.

Nel 1955 vengono varati nuovi programmi per la scuola elementare, conosciuti come “programmi Ermini”, influenzati dalle teorie di Piaget.
La seconda metà del Novecento porta grandi novità nella scuola italiana.
Dal 1946 al 1951 il ministro Gonella promuove un progetto di riforma, che però resta inapplicato, seguito poi nel 1959 da progetti di legge dei ministri Donini e Luporini, che prevede una scuola media unica con l’obbligo dall’età di sei anni fino ai quattordici e, nello stesso anno, l’elaborazione del “Piano per lo sviluppo della scuola” da parte del ministro Medici.

Nel 1962 la scuola di avviamento professionale viene abolita e viene istituita la scuola media unificata per tutti gli studenti, consentendo a tutti di accedere agli istituti superiori. Aumentano inoltre le classi miste.
Nel 1968 viene istituita la scuola materna statale.
Dal 1969 viene tolto il privilegio al liceo classico, unico istituto da cui si poteva accedere all’università, estendendone l’accesso da tutti gli altri istituti. Tutti i diplomati potevano quindi iscriversi a qualsiasi università. Viene inoltre modificato l’esame di maturità, con due prove scritte e un colloquio su due materie, una scelta dallo studente e una dalla commissione, formata da un docente interno e da membri esterni. Da questo momento, inoltre, non è più necessario l’esame di ammissione alla prima classe del liceo classico per gli studenti del quinto ginnasio.

I cambiamenti degli Anni ’70

Benché per lungo tempo non venga varata una vera e propria riforma, negli anni Settanta vi saranno molti cambiamenti per un rinnovamento della scuola.
Nel 1971 nasce la scuola a tempo pieno, quindi, dal 1974, con l’approvazione dei Decreti Delegati, nella scuola vengono introdotte nuove figure, ovvero i rappresentanti degli studenti (solo per le scuole superiori), i rappresentanti dei genitori e i rappresentanti del personale ATA.
Un’altra notevole conquista viene fatta nel 1974, quando la Legge Falcucci introdurrà la presenza degli insegnanti di sostegno.

Dal 1977 si consente ai portatori di handicap di poter frequentare la scuola dell’obbligo, viene eliminato il voto nella scuola elementare e media e si eliminano gli esami di riparazione a settembre per la scuola media.
Nel 1979 i programmi della scuola media vengono riformati e verrà tolto l’insegnamento del latino come disciplina autonoma.

Le riforme della scuola dagli Anni ’80 al 2000

Negli anni Ottanta si hanno diverse innovazioni che riguardano soprattutto i programmi; per esempio nel 1985 vengono introdotti nuovi programmi nella scuola elementare seguendo anche le teorie dello psicopedagogista statunitense Bruner e vengono introdotti i cosiddetti “programmi Brocca”, che interesseranno i licei e in parte gli istituti tecnici.

Nel 1990 si ha un notevole cambiamento nella scuola elementare: il maestro unico viene infatti sostituito da un team di tre insegnanti.
Nel 1991 si introduce la denominazione di “scuola dell’infanzia” al posto di scuola materna, comunemente chiamata in precedenza. In questo modo essa entra a pieno titolo nel sistema educativo.
Nel 1992 il “Progetto ‘92” riorganizza l’istruzione degli istituti professionali.

Nel 1995 D’Onofrio, sotto il Governo Berlusconi, abolisce gli esami di riparazione anche per le superiori e introduce il debito formativo.
Nel 1997 viene emanato il “Documento di discussione sulla riforma dei cicli di istruzione” dall’allora ministro della pubblica istruzione Luigi Berlinguer, con il quale si intendeva modificare la suddivisione del sistema scolastico. Nello stesso anno, il Governo sceglierà di introdurre il sistema a due cicli: il ciclo primario (fino al quattordicesimo anno di età) e il ciclo secondario (fino ai diciotto anni).

Negli anni Novanta viene consentito ai portatori di handicap di frequentare anche la scuola superiore.
Nel 1998 farà ingresso un nuovo tipo di esame di maturità, che prenderà il nome di Esame di Stato, che sostituisce la formula seguita fino a quel momento a partire dal 1969.

La legge Berlinguer e la riforma Moratti

Il nuovo millennio si apre con la Legge Berlinguer, che verrà poi abrogata nel 2003 dalla Riforma Moratti, e che di fatto resta in gran parte inapplicata. Con essa viene riformato l’esame di maturità, ovvero l’Esame di Stato, che da quel momento prevede tre prove scritte e una discussione orale pluridisciplinare. Il punteggio passa dai sessantesimi ai centesimi e la commissione d’esame è composta per metà da membri esterni, di cui anche il presidente di commissione. L’obbligo scolastico viene elevato a quindici anni e nella scuola superiore si prevede un biennio e un triennio di specializzazione.

Dal 2000, l’obbligatorietà viene portata ai sedici anni e vengono introdotte le lauree triennali e le specialistiche.
Nel 2003 la Riforma Berlinguer viene abrogata dal Governo guidato da Berlusconi con la Riforma Moratti, che opera diversi cambiamenti nell’ordinamento scolastico e che punta sulle cosiddette “tre i”, inglese, informatica e impresa, scatenando una forte protesta in quanto la scuola prende così un indirizzo che privilegia solo certi studenti, favorendo un’istruzione privata anziché pubblica.

In sintesi, i cambiamenti vertevano su:

  • scuola dell’infanzia (i bambini possono essere iscritti a partire dai ventotto mesi anziché trentasei);
  • scuola primaria (abolizione dell’esame di licenza elementare; riduzione del “tempo scuola”, con la scomparsa del tempo prolungato; variazione dei programmi di storia, scienze e geografia i cui studi si concludono con la storia romana, delle regioni italiane e del corpo umano; introduzione di una valutazione biennale; introduzione dell’insegnamento dell’inglese e uso del computer dalla prima classe; introduzione del “portfolio”, poi abrogato, per la documentazione delle esperienze scolastiche ed extrascolastiche dell’alunno);
  • scuola secondaria di primo grado (aumento delle ore dedicate allo studio della seconda lingua; valutazione al secondo anno ed esame di Stato al terzo anno; scomparsa del tempo prolungato);
  • scuola secondaria di secondo grado (alternanza scuola-lavoro negli istituti professionali; possibilità di sostenere un esame delle materie non trattate se si vuol cambiare indirizzo, senza perdere gli anni frequentati in precedenza; otto indirizzi liceali, uno a indirizzo tecnico e la formazione professionale gestita dalle Regioni; divisione in due bienni e quinto anno per la preparazione all’Esame di Stato);
  • università (dal 2006 per accedere ai concorsi per professori universitari è necessaria una idoneità scientifica nazionale).

In realtà, in parte, la Riforma Moratti rimane inapplicata, bloccata nel 2006 dal ministro Fioroni, sotto il Governo Prodi, che rimette le mani sui cambiamenti effettuati dalla riforma riguardo soprattutto i provvedimenti relativi alla scuola secondaria di secondo grado. Abroga anche l’anticipo nella scuola di infanzia a due anni e mezzo. Restano comunque le denominazioni di scuola dell’infanzia, scuola primaria, scuola secondaria di primo e di secondo grado. In questo momento si introducono alcune novità, quali l’obbligo di istruzione elevato a dieci anni; il conseguimento obbligatorio di un titolo di scuola secondaria superiore o qualifica professionale almeno triennale entro i diciotto anni; gli esami ad agosto per gli studenti che hanno un debito scolastico; il ripristino di commissioni miste per l’Esame di Stato.

La riforma Gelmini

Nel 2008 si ha la Riforma Gelmini, che tra l’altro verrà molto criticata perché taglierà in modo drastico la spesa per l’istruzione, riducendo il numero degli insegnanti. La riforma riporterà il ripristino del maestro unico nella scuola elementare e la valutazione numerica decimale nella scuola primaria e secondaria di primo grado e del voto in condotta. Vengono inoltre reintrodotte le ore di sessanta minuti e lo studio dell’educazione civica (“cittadinanza e costituzione”).

Nella scuola dell’infanzia l’iscrizione viene portata a due anni e mezzo; gli editori dei libri di testo devono garantire che non faranno nuove edizioni per cinque anni per i libri per la scuola primaria e secondaria di primo grado e per sei anni per i libri per la scuola secondaria di secondo grado; viene reintrodotto il maestro unico e l’opzione di due ore in più di insegnamento della lingua inglese e di italiano per gli studenti stranieri; vengono modificate le denominazioni e ridotte le ore di lezione nelle scuole secondarie di secondo grado a eccezione del liceo classico (dove invece aumentano); si incrementa lo studio di due lingue straniere in alcuni licei; gli istituti d’arte vengono assimilati ai licei artistici e agli istituti professionali; la laurea in scienze della formazione abilita all’insegnamento nella scuola primaria e nella scuola dell’infanzia; i docenti possono ricevere un premio di produzione fino a settemila euro.

La “Buona Scuola” di Renzi

Nel 2015 il Governo Renzi vara la cosiddetta Riforma Buona Scuola, che aumenta i compiti e i poteri dei dirigenti scolastici. Viene inoltre introdotta la possibilità per gli studenti di personalizzare il piano di studi; l’alternanza scuola-lavoro viene resa obbligatoria per gli studenti di tutti gli istituti, così come viene resa “obbligatoria, permanente e strutturale” la formazione dei docenti. Viene anche introdotto un sistema di valutazione del personale docente e, successivamente, istituiti laboratori territoriali.

Durante il Governo Gentiloni, la ministra Fedeli proseguirà la Riforma Buona Scuola (“Buona Scuola bis”), con obiettivi che si incentrano su una formazione adeguata a standard internazionali e alla massima inclusione degli alunni con disabilità. Alcuni dei suoi interventi verranno criticati soprattutto perché gli insegnamenti vanno verso una direzione conforme alle esigenze del lavoro ma con la penalizzazione di alcune materie, quali storia, letteratura, filosofia e matematica.

Gli interventi legislativi sulla scuola degli ultimi anni

Per quanto riguarda gli ultimi anni, nel 2019 la partecipazione ai test standardizzati Invalsi diventa uno dei requisiti di ammissione all’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione. Vi sono stati anche cambiamenti riguardo le procedure per l’esame. L’insegnamento cross-curriculare di “cittadinanza e costituzione” viene cancellato e viene resa obbligatoria l’educazione civica come materia a sé stante a partire dall’anno scolastico 2020/2021.

Nel 2020 si sono avuti cambiamenti anche riguardo la valutazione degli obiettivi da parte degli insegnanti della scuola primaria, con quattro diversi livelli: avanzato, intermedio, base, in via di prima acquisizione. Inoltre è stato necessario prendere diversi provvedimenti a seguito dell’emergenza Covid con un apposito “Decreto sulla scuola”. In quest’ultimo anno si sono visti cambiamenti anche per quanto riguarda i supplenti e i percorsi abilitanti per diventare insegnanti. Altro cambiamento ha riguardato la separazione tra Ministero dell’istruzione (MI) e il Ministero dell’università e della ricerca (MUR), che hanno sostituito il MIUR.

Sempre a causa della prolungata pandemia, nel 2020 e nel 2021 si sono presi numerosi provvedimenti riguardo agli Esami di Stato e alla giornaliera gestione degli studenti, si sono inoltre introdotte forme di didattica a distanza (Didattica Integrata Digitale).

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